Corsica

Nel 2011, dopo un decennio da presidente del Parco delle Capanne di Marcarolo trascorso senza un giorno di vacanza, andai qualche giorno in Corsica con gli amici Alessandra e Giacomo. Sull’isola c’ero già stato nel lontano 1982 con mio fratello, ma allora c’eravamo andati per fare la Grande Randonnée, il sentiero in quota che l’attraversa da Calvi a Porto Vecchio. E, al di là di quelle splendide montagne, la Corsica l’avevamo vista soltanto dall’alto, senza nessun contatto reale con la Storia e l’ambiente umano locale. E mi era rimasto il rimpianto, che l’arrivo dei figli e la vita di famiglia non mi aveva più consentito di soddisfare.   

Quell’anno, invece, andai con la precisa intenzione di capire a che punto era quel “riacquistu” della loro identità che i corsi avevano iniziato negli anni ’70 e di farmelo raccontare da qualcuno dei diretti protagonisti. Cominciai con la lingua, che già mi aveva stupito in quei pochi contatti che avevo avuto nel 1982. Conoscemmo, infatti, all’Università “Pasquale Paoli” di Corte un ricercatore di lingua corsa, Rumanu Colonna, che ci spiegò le peculiarità del “córso” e lo stato di diffusione e di “benessere” di cui godeva. Feci la stessa cosa per la tradizione del canto cosiddetto “a paghjella”, che aveva avuto un ruolo importante nella riscoperta dell’identità corsa, quando andammo a Pigna al festival organizzato dall’associazione “A voce”. Infatti, oltre a partecipare a un breve stage di canto (mi fecero fare la terza voce), conoscemmo Toni Casalonga, un pittore e artista polivalente che era stato il vero artefice della rinascita di quel paese, negli anni ’60 praticamente disabitato, facendone il centro di un’intensa attività musicale (culminata nella costruzione di un auditorium di terra cruda) e di una serie di attività artistiche e artigianali. E insieme a lui anche Guidu Benigni, scrittore in madrelingua corsa, grande narratore di Memoria e di immaginario locale.

Iniziò in questo modo una relazione con l’isola che con gli anni divenne sempre più intensa sia attraverso il canale delle Confraternite (vennero in occasione di feste religiose gli amici della “Cunfraterna di a Pieve da Serra”) che dell’esperienza rurale (fui invitato a presentare Per non morire di deculturazione e, in seguito, alla radio France Corse La comunità invisibile). Anzi, l’idea de La comunità invisibile mi venne proprio a coronamento del rapporto di scambio sui temi agricoli con Ghjuvan Carlu Adami, leader della “Cunfraterna di a Pieve da Serra”, e delle appassionate  discussioni che ebbi con lui sul concetto di arcaismo antropologico. Insieme pensammo a un progetto di scuola rurale da proporre come sperimentazione al Liceo dove lui insegna (è insegnante di corso), a un altro sul recupero dei meli storici in località San Vicente di Pianellu, suo paese natale, a un altro ancora che raccontasse la storia della Cunfraterna e ne delineasse gli ideali pacifisti non violenti che ispiravano la sua azione contemporanea. Progetti che prima o poi speriamo di realizzare.

Ho continuato ad avere una relazione intensa con la Corsica, ho addirittura messo in piedi un gemellaggio tra la Scuola Media di Mornese e quelle corrispondenti di Ile Rousse e di Calvi, concretizzatosi in uno scambio di ospitalità da parte delle famiglie degli alunni per una settimana. Ho lavorato con Guidu Benigni, di cui condivido l’immaginario della Memoria, traducendo in italiano, con il testo córso a fronte, un suo bel racconto, Ieiettu, metafora originale della carnalità paesana. L’abbiamo presentato in Italia (Ovada 1,Ovada 2, Ovada 3, Arquata) e in Corsica (Locandina Pigna; foto Pigna) ed è tutt’oggi nel catalogo delle Impressioni Grafiche di Acqui Terme.

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Ti conosco

Ti conosco, fratello sconosciuto.
Ti vedo lanciare la pietra
che fece barcollare il gigante,
lottare per la tua terra libera
dal giogo di qualsiasi catena,
migrare lontano sul mare
per non essere costretto a servire,
combattere per la libertà tradita
da chi un giorno l’aveva proclamata,
cantare la tua memoria secolare
con una lingua che non vuole morire.
Ma non è bastato tutto questo
per fare di te un uomo libero
che manifesta orgoglioso il suo pensiero
senza timore di essere punito.
Ti hanno rimesso le catene addosso
convinti che si possa spezzare
la volontà di un uomo coraggioso
che preferisce lasciarsi morire
piuttosto che rinunciare a pensare.